about
sezioni parallele:
categorie: anticipazioni bloggerscrittori citazionedaitesti libricheholetto poesia sconsiglidilettura sullalettura sullascrittura
redazione
librierranticomitato di redazione:
Hanno accettato l'invito: case editrici proposte:
blog archivio giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 |
gruppo di lettura --> stiamo leggendo insieme:
venerdì, 18 giugno 2004 categoria: sullascrittura [..]E’ vero, semmai, che uno scrittore scrive prima di tutto per sé, cercando di darsi, stiamo sul vago, ‘alcune risposte’. La Di Rocco parla di scrittura (“l’altra, quella seria” dice) centrata sull’affermazione della propria identità, intrattenendo il lettore nella ricerca comune di questo senso. Posso anche essere d’accordo. Susan Sontag diceva che “l’ego è un progetto” e come tale va realizzato. La scrittura è una delle forme di questo progetto. Penso anche che un autore di un libro stampato che intende farsi leggere da un parco lettori congegni il proprio testo creando un mondo fatto e finito, dove tutto è o dovrebbe essere calibrato, revisionato, selezionato per centrare l’obiettivo e dire ciò che si vuole far arrivare. Nell’accingersi a questo lavoro di cesello l’autore ha in mente il suo lettore e – sempre secondo me – dovrebbe proporsi di essere sincero con se stesso e col lettore (non compiaciuto, non ruffiano), non necessariamente generoso, non necessariamente affettuoso ma, anzi, se è il caso, dandogli un pugno nello stomaco se ritiene di scuoterlo. Altra cosa sono le impressioni, le idee, le emozioni che il libro suscita nei lettori, di volta in volta imprevedibili per l'autore che si è magari fatto un'idea di come dovrebbero essere i suoi lettori, salvo poi non riconoscerli affatto. Ma il mondo è bello perché è vario e fatto di lettori vari.
giovedì, 17 giugno 2004 categoria: libricheholetto Simone de Beauvoir"Una donna spezzata"
Tante storie,storie di donne,che non si toccano,ma s'incrociano su un piano ideale di comunanza d'esperienze. Donne più e meno giovani che rinunciando alla loro indipendenza per inseguire un uomo o la famiglia,si ritrovano alla fine sole e incapaci di reagire. Travolte da un mondo da cui si sono autoescluse per troppo tempo e che le ha lasciate indietro. Donne ridotte a larve di loro stesse,che non si danno pace,che non sanno trovare una spiegazione a ciò che le stà capitando, sostanzialmente perchè non vogliono. Donne rinchiuse nella loro autoprodotta torre d'avorio,che non sanno più vivere nel mondo reale,che vivono in continua attesa di un'azione risolutiva altrui. Donne che hanno perso ogni desiderio di vivere e di combattere. Tanta amarezza in questi racconti,tanta rabbia per una situazione femminile voluta dalle donne stesse incapaci di vivere la loro vita,quasi immeritevoli agli ochhi della scrittrice. Troppo dura forse nella critica,troppo femminista,ma fotografa comunque una situazione reale,grave,portatrice di profondo malessere. Il tutto su una linea narrativa piacevole pura e semplice come tipico dell'autrice. mercoledì, 16 giugno 2004 categoria: anticipazioni
Incontro con la scrittrice iraniana Azar Nafisi, autrice di un successo internazionale che in Italia sta per uscire dalla Adelphi con il titolo Leggere Lolita a Teheran. È insieme un testo di storia dell'Iran, un saggio di critica letteraria e una dichiarazione d'amore al potere della parola. Vi si raccontano due anni di seminari semiclandestini [..]Nell'originale inglese Leggere Lolita a Teheran viene definito un memoir, un testo autobiografico. Come dobbiamo misurare lo scarto tra questa dichiarazione e il fatto che lei stessa avverte, fin dall'inizio, come i personaggi e le vicende descritti nel libro differiscano, almeno in parte, da quelli reali? articolo completo qui
martedì, 15 giugno 2004 categoria: libricheholetto
Non ti muovere-Margaret Mazzantini
La parola chiave di questo libro è l’intensità. Lo stile è intermedio, non è precisamente elevato, ma comunque si distingue dai molti romanzi sviluppati intorno ad espressioni particolarmente comuni grazie anche all’originalità delle immagini che l’autrice propone,a volte anche forti-sempre per creare quell’intensità di cui sopra. Forse la meticolosa precisione con cui l’autrice scandaglia attraverso un’accurata opera d’introspezione l’io del narratore tradisce una sensibilità tipicamente femminile, bilanciata d’altra parte dalla brutale schiettezza più vicina al mondo maschile con cui i pensieri,anche i più terribili, vengono espressi. “Non ti muovere” è la preghiera di un padre alla figlia in bilico fra la vita e la morte, rimasta gravemente ferita in seguito ad un incidente in motorino. Questa circostanza, che Timoteo è costretto ad affrontare nella più profonda solitudine (la moglie infatti è a Londra per lavoro) offre al protagonista l’occasione di riesumare in un lunghissimo monologo un passato drammatico, incentrato su una esasperata passione extra-coniugale nata per caso e conclusasi tragicamente. Italia,la donna che quest’uomo possiede inizialmente con la violenza che poi sfocia in amore (sentimento riconosciuto come tale da Timoteo solo in extremis) in alcuni drammatici momenti, non rientra nella classica figura dell’amante giovane e bellissima. Non è particolarmente attraente, ma addirittura volgare ed i suoi abiti ed il suo comportamento lasciano trapelare la miseria e l’ignoranza a cui la vita l’ha abituata. Assuefatta ai soprusi, questa donna sembra accettare la violenza e lo squallore come compromesso inevitabile, e ciò è confermato dalla sua disarmante rassegnazione al non aspettarsi nulla dal prossimo. Il protagonista, dopo la dolorosa conclusione di questa parentesi amorosa, ricaccia nel segreto della sua coscienza queste memorie, tornando con freddezza alla routine di chirurgo di successo,fino al giorno dell’incidente della figlia quindicenne, in cui la disperazione lo porta a spogliarsi da ogni veste per lasciar spazio ad una sincerità a tratti crudele. La trasposizione cinematografica, seppur portata avanti “in casa” (il regista,Castellitto, è infatti marito della Mazzantini) non rende giustizia al romanzo proprio perché è arduo tradurre in immagini efficaci l’amaro viaggio di autoanalisi che dirige la narrazione. categoria: bloggerscrittori
Sulla scia dell’interessante post di Cigale, vorrei segnalare tra le novità editoriali sul fenomeno "blog" anche altri due volumi tutti da scoprire: Diario di una blogger di Francesca Mazzuccato (Marsilio, € 10,00) e Blogout. Tredici diari dalla rete di Alessandro Marzi e Fabrizio Ulisse (Edizioni Novecento, € 14.50).
Il Diario porta la firma di una blogger molto nota tra gli addetti ai lavori soprattutto per l’alta qualità letteraria della sua scrittura, e si sviluppa su due piani di lettura curiosi, divertiti e vivaci da leggere: l’indagine profonda del mondo dei blog con l'intreccio di storie personali, cosa che costituisce la vera essenza del mondo dei blog, e una storia d’amore nell’era di Internet. Piani che s’incrociano di continuo in tutte le 135 pagine del libro. Nel mondo dei blog il libro è stato accolto in modo altrettanto duplice. I non estimatori l’hanno tacciato di essere un testo pieno di confusione che ne rovina la trama, peraltro annunciata dall’autrice stessa nella presentazione del suo lavoro (“Questo libro racconta una storia d’amore”): una storia di sentimenti mescolata ad un saggio sui blog e sui risvolti psicologici e sociali di questo fenomeno di scrittura in rete. Un percorso appunto considerato “confuso” che si arena senza che la sostanza degli intenti ne venga mai veramente in superficie. Anzi, o peggio, una storia costruita ad arte per far da sfondo alle dissertazioni dell’autrice sulla sua esperienza di blogger. Ogni passo è raccontato nei più minuscoli dettagli, cosa che l’è valsa una seconda critica di eccessiva pedanteria e inconsistenza. Tra gli estimatori invece, il libro non è stato affatto considerato banale, ma con una trama dal ritmo e dal senso unitario ben definito. Nonché un’operazione editoriale di rara astuzia: indirizzata ad un target ben definito e in voga, di cui ormai parlano tutti i giornali e che ne hanno perfino adottato il nuovo metodo di comunicazione (vedasi i numerosi blog dei giornalisti di Repubblica sulla homepage del giornale), ben costruita anche la copertina, e buona la scrittura che risulta agile, immediata e scorrevole. Il romanzo, alla fine, risulta un bell'intreccio d’impatto scritto in forma diaristica che s’immerge nel mondo dei blog perché non è altro che il libro stesso ad essere un blog in forma cartacea. L’autrice racconta di nomi e indirizzi citando i blogger con cui lei stessa è in contatto, e imbastisce in fondo una trama che la immerge in ciò che è un blog in realtà completamente e visibilmente (vista anche la scansione temporale di ogni “post” scritto nel libro). Questa la linea da seguire per leggerlo senza riscontrare alcun tipo di forzatura o di stonature fra le due apparentemente inconciliabili sezioni criticate da chi ha cestinato il libro come solo un'abile mossa editoriale. In una recensione di Stefano Porro per il sito BlogOltre, infine, è stato scritto che
Il libro è tuttaltro che un semplice volume sull’analisi del complesso fenomeno dei blog e piuttosto un tentativo di studiare l'effetto dato dalla trasmigrazione di una nuova forma di scrittura verso un'altra come appunto quella dal web alla carta stampata. "I blog", ricorda infine Biccio, “sono come i fuochi di segnalazione che si usavano anticamente dalla cima delle collline per diffondere le notizie di paese in paese, disse una volta il software designer Jorn Barger per spiegare il funzionamento di quei siti da lui stesso definiti nel 1997 web logs. Ora sono divenuti un codice condiviso, tanto rigido e semplice nell’impostazione, quanto flessibile ed elastico nella sua interpretazione; nessuno li ha inventati, ma moltissimi li hanno raffinati e chiunque può ancora farlo. E’ un approccio immediato e diretto alla comunicazione, e soprattutto fa circolare idee e pensieri più rapidamente di qualunque altro mezzo. Non era forse per questo che fu inventato il web?”. Sottoscrivo.
Un estratto dal primo: Questo sono i blog. Angoli disgustosi o meravigliosi mondi inverosimili dove il pensiero trova strade impreviste, riflette, si allarga, si distoglie, si allontana verso orizzonti impensati e impensabili. (…) La rete democratica e a disposizione, basta allungare una mano. (…) La dimensione a lungo sognata dove esprimere la propria personalità, dove ottenere visibilità e confronto con altri. Conoscere senza conoscere veramente, entrare in contatto evitando il vero contatto con persone dai desideri simili, con gli stessi gusti (…). Ritagli, tracce, confidenze. Tasselli personali e professionali che compongono strani agglomerati. Scorie espulse senza filtro, satira, gossip. Voyeurismo, confidenze visionarie a un audience senza volto (non esiste blog, come non esiste scritto, che possa fare a meno dei lettori), vomiti e vaneggiamenti, interessanti informazioni, tutto. Un tutto contraddittorio, attraente, insidioso, offerto a un universo conosciuto (?) attraverso piccoli contatti, timidi avvicinamenti, provocazioni, una riga aggiunta con rabbia o con leziosa attenzione, una rapida lettura, un passaggio incuriosito, un indugiare furioso, un clic. …e un paio dal secondo: Il blog è servito, serve sempre, come un diario. categoria: bloggerscrittori
Nel marzo scorso ho partecipato a un convegno a Belluno (VI) sul tema Scrivere da grandi, tenuto da scrittori come Mozzi, Covacich, Avoledo. In quell’occasione ho avuto modo di ascoltare un intervento di Eloisa di Rocco (Blog: la scrittura a puntate sul web). Dopo una laurea in Lettere La Di Rocco si è dedicata alla grafica pubblicitaria e al Web, collaborando come designer freelance con diverse società italiane e americane. E’ stata una delle prime blogger in Italia. E’ meglio conosciuta come La Pizia e dopo aver aperto il suo blog, www.lapizia.net la sua vita non è stata più la stessa. Ha infatti conosciuto di persona più della metà dei suoi amici bloggers. Lei stessa ha confidato all’uditorio che il suo blog festeggiava i tre anni di vita proprio in quel periodo e ha cercato di tracciare un suo personale bilancio che fosse utile alla riflessione. La storia del suo blog ha attraversato diverse fasi. Su sua stessa ammissione gli inizi sono stati piuttosto facili. Era oltreoceano e il blog diventava un ponte da gettare verso casa. Una volta tornata in Italia ha voluto proseguire l’esperienza – c’erano allora qualche centinaia di blog nella rete – e questa fase ha coinciso con alcuni fatti importanti della sua vita. Aveva molto materiale di cui parlare ma i temi la toccavano così da vicino che ha cominciato ad adottare dei filtri. “Più le cose si facevano personali maggiore era il mio mascheramento. La scrittura si staccava sempre più da me, da una forma fresca e spontanea, per farsi solido segno.” Negli ultimi tempi sostiene di essere passata da una forma colloquiale, molto vicina al diario, a uno stile più narrativo. Lo spostamento dell’obiettivo è cambiato da sé al mondo esterno. Sono seguiti alcuni aneddoti più o meno interessanti. Nel rileggerli, i suoi post, - anche quelli che non ha pubblicato e negli anni ha salvato in una directory personale del suo pc -, le hanno restituito un’immagine di sé nella quale non si ritrovava.“E ho scoperto che nonostante le fasi attraversate, col blog, non ho fatto altro che guardarmi la punta del naso.” Congegnare un testo con l’obiettivo di pubblicarlo e cimentarsi periodicamente con i post per il blog sono modalità molto difformi tra loro. Diverso è anche l’habitus mentale col quale ci si dispone a questo genere di scritture. Per quanto riguarda il blog la Di Rocco vede incentrata la sua scrittura sull’affermazione della propria identità e sulla ricerca di un senso. La scrittura intrattiene il lettore nella ricerca comune di questo senso. Autore e lettore si incontrano in un mondo neutro che appartiene a entrambi. Diversamente, la scrittura dell’autore di un libro stampato è un mondo che l’autore ci regala, scritto e congegnato per noi, e in questo senso carico di generoso affetto. Nella blogosfera l’autore ospita il suo lettore concedendogli il permesso di spiare. Il senso di disagio della Di Rocco è dovuto, parole sue, alla sensazione di un party chiuso, di un gioco segreto ed esclusivo incentrato sulla ricerca e affermazione di sé. Alcuni blog sebbene aperti a tutti restano inconfutabilmente dei monologhi allo specchio. Mi chiedo se ad alcuni lettori magari non vada bene così. Non è infatti necessario o consequenziale che per forza il blogger si debba evolvere nel senso della scrittura ‘narrativa’. Il blog sembra possedere queste caratteristiche, coi suoi pregi e difetti, in questo rapporto quasi voyeuristico coi suoi lettori. Mi sa tanto, perciò, che la questione rimane aperta. Eloisa “La Pizia” Di Rocco, Mondo Blog, storie vere di gente in rete, pagg. 176, Hops Libri, Euro 11.90 www.hopslibri.com
domenica, 13 giugno 2004 categoria: sullalettura
Capitata in questi giorni sul sito di Stampa Alternativa e aderendo alla simpatica di idea di “riverinciare” con una rinnovata edizione gratuita online quei vecchi libretti tascabili della collana Millelire, una delle prime interessanti rivoluzioni editoriali che 15 anni fa comincio a produrre centinaia di piccoli interessanti libri a basso costo, mi sono imbattuta in un libello davvero mirabilmente scritto. Un grido al lettore dalla sferzante ironia alla Psicopatologia del lettore quotidiano di Stefano Benni (postato in questa sezione dal sempre attento Alp nel mese scorso) e dalla non meno interessante e acuta eleganza del Pennac di Come un romanzo (anch’esso presente qui sul Parnaso). Il testo che intendevo digitalizzare era il Millelire in possesso di cui parlavo nel post su Emily Dickinson, la collezione di poesie dal titolo Dietro la porta. Quello che parallelamente mi sono trovata a divorare in poco più di due ore e qualcosa di lettura, è stato un altro di diversa fattezza. Il gentile e cordiale Mauro Pedretti con cui sono ora in contatto per la digitalizzazione dell'opera della Dickinson, fautore dell’iniziativa di trasformare i libretti di quella bella collana in e-book gratuiti scaricabili dal sito e autore fra l’altro proprio di uno dei Millelire degli anni ‘90, mi ha aperto il campo di osservazione sull’archivio completo dei libri già digitalizzati (Kerouac, Seneca, Vian, Bukowski, Borroughs, Garcia Lorca, Stevenson) non solo per accertarci insieme che Luca Ferrieri, oggi direttore della ricca e ben organizzata Biblioteca Civica di Cologno Monzese e, fra l’altro, fautore della campagna di protesta contro le biblioteche a pagamento, “Non pago di leggere”, (ben diffusa da Stepa in un precedente post di questa sezione), collabora con riviste, associazioni culturali, gruppi di bibliotecari e lettori con immensa vivacità di idee, promuovendo la lettura in scuole e biblioteche. Questo suo piccolo libro, pubblicato da Stampa Alternativa col sottotitolo “Vademecum di autodifesa”, si presenta da sé con brevi e semplici incisive parole: Il lettore di oggi è disarmato, smarrito in libreria tra banchi sgargianti di copertine e vuoti di idee, frastornato dal bombardamento multimediale e dalla giostra del best-seller. Colpito nel portafoglio e nella dignità. Questo libello è un grido al lettore perché sappia difendersi e armarsi (di intelligenza e di radicalità). Una dichiarazione d’amore alla lettura e ai suoi adepti. E anche un avviso di garanzia.
Scritte con ritmo e immediatezza, le pagine mostrano fin dalle prime battute una competenza farcita di citazioni di classe e indovinate (fra tutte, quella esilarante di Elias Canetti tratta da Il cuore segreto dell’orologio: "I libri che recensiva li leggeva solo in seguito. Così sapeva già quello che ne pensava"). In poco più di 25 brevissimi capitoli che occupano una sessantina di piccole pagine, si ha un panorama veritiero e dettagliato sul mondo dell’editoria e della lettura, sulle strane manovre decisionali che stanno a monte del lancio di un best-seller, su come difendersi dalle abili mosse commerciali per insegnare al lettore come distinguere pagine brillanti da pagine più simile a un fondo di bottiglia, su come rivendicare i più basilari diritti del leggere, e sul profilo del lettore in sé: disturbato perché è pronto il pranzo mentre è rapito da una lettura, confuso e spaesato sul luogo idoneo da scegliere per leggere un libro, arrabbiato e disobbediente per la lettura arida e forzata dal tono secco dell’insegnante sui banchi di scuola, smarrito e deluso per l’esoso costo del volume o per la difficoltà di reperimento presso una biblioteca. Per chi è un lettore appassionato o uno scrittore agli albori o un lettore casuale e basta, queste pagine faranno sorridere e pensare. La divertente e incisiva postfazione di Goffredo Fofi, una delle personalità più attive e combattive della cultura italiana, è a mio avviso davvero un libro nel libro:
Sono anch’io un lettore, della sottospecie più disordinata e vorace ma anche più esigente. (…) Ma individuo il vero lettore fratello da una sola spia: è quello che con la stessa mia foga consiglia un libro che ha “scoperto”, di cui si è innamorato, e con la stessa foga – magari non esagerando come io sono portato talvolta a fare – sconsiglia un libro che non gli è piaciuto, e con tanta maggiore passione quanto maggiore è il successo del libro presso i lettori comuni o la critica.
Il libretto, distribuito gratuitamente in rete perché ormai fuori catalogo e difficile da trovare in commercio, può essere letto direttamente dall’archivio di Millelire o in formato html dal sito Liber Liber. Per chi desidera come me conservarlo nella propria biblioteca di E-books nel formato *.lit di Microsoft Reader, basta cliccare qui.
Una frase: categoria: AVVISO Per motivi di ristrutturazione e rielaborazione delle modalità di utilizzo del multiblog, preghiamo tutti coloro che leggono questo avviso di non scrivere più nulla sui blog "sezioni", ma solo sulla pagina principale del parnaso, usando l'accortezza di spuntare la categoria scegliendola tra quelle che appaiono alla destra entrando in modalità editor. Grazie categoria: sconsiglidilettura IL GIOCO DI ALESSANDRA, LA FURBA Alessandra C. "Skill", Einaudi. A parte la moda di presentarsi con il nome completo e soltanto l'iniziale del cognome (per far immaginare chissài quale autore dietro quel quasi pseudonimo, in questo caso è semplicemente Alessandra Contin, esordiente); a parte questo, dispiace che Einaudi, l'editore che ho sempre amato, si lasci andare e finisca nel pantano pubblicando libri come "Skill". Va bene, Einaudi non è più Einaudi - è finito nell'orbita dell'onnipotente e commerciale Mondadori, ma un minimo di dignità, insomma non guasterebbe. "Skill"? Prendete un giovane di buona famiglia, un pedofilo dichiarato, e il mondo dei videogame, e il gioco è fatto, letteralmente. Nelle 190 pagine si possono incontrare frasi come queste: "Il Gioco è come una droga che agisce lentamente, entra in una parte del cervellino e inizia a tarlarla". Ne avrete lette mille, di frasi come questa, in giornali, libri. L'avrete sentita dire chissà quante volte. E saprete anche che questo tipo di gioco-fissazione porta diritto dallo psichiatra. Non vi aspettate altro, niente di nuovo. In altre parole, non vi aspettate: una storia ben congegnata sul fenomeno dei videogame e dei suoi pericoli, soprattutto per i ragazzi. sabato, 12 giugno 2004 categoria: libricheholetto
AMNESIA MOON Minimum Fax, 2003 pp. 256 € 13,00 Jonathan Lethem (New York, 1964) appartiene a quella nuova generazione di scrittori americani dotata di un talento innovatore veramente unico, almeno per chi scrive. E’ Autore di cinque romanzi, di cui Amnesia Moon è il secondo, nonché di raccolte di racconti, tra cui segnaliamo l’imprescindibile “L’inferno comincia nel giardino” (Minimum Fax, 2001). L’aspetto più innovativo dell’écriture di Lethem è che non è possibile catalogarla in nessun “genere” letterario particolare: di qualsiasi cosa egli scriva, il “soggetto” diventa solo un pretesto per l’”invenzione”, invenzione si potrebbe dire, allo stato puro, oppure ricerca dell’inventio in quanto tale. Infatti si potrebbe liquidare molto facilmente la sua poetica come “surrealismo”, dal momento che Lethem è tranquillamente capace di far dialogare un gangster di Boston con una pecora mutante, vestita in doppio petto grigio, il tutto disciolto nei fumi di una periferia metallica e sgangherata, nonché proiettato in un futuro di cui non sono chiari i contorni temporali. Non si tratta di fantascienza, di horror, di mistery, bensì Lethem si colloca sempre in una sorta di scarto stilistico sui generis che lo individua come unicum, sia nell’intreccio che nello stile di scrittura. Il romanzo che segnaliamo, ad esempio è la storia di un viaggio alla ricerca delle origini, da parte di un personaggio, Caos, che ha perduto la memoria di sé. Certo, è il tema del “viaggio interiore”, dell’”on the road”,ma questo archetipo si frantuma subito in mille direzioni diffusive e bizzarre, autodemistificandosi nel momento in cui ti si propone: basti dire che Caos inizia il suo viaggio, in automobile, naturalmente, accompagnato da un Virgilio insolitissimo, cioè una ragazza tredicenne, Melinda, “vestita di stracci e coperta da capo a piedi di una delicata peluria setosa” (Pag. 20). Ma Caos/Lethem possiede un’altra peculiarità che proietta fin da subito l’architettura del romanzo in un altrove continuamente cangiante: egli è in grado di modificare la realtà, attraverso i suoi sogni, ai quali tutti i personaggi che incontrerà sulla sua strada ricorreranno, quasi misticamente. Come se tutti, enigmaticamente lo conoscessero da sempre, pur nel momento in cui lo incontrano per la prima volta. categoria: libricheholetto (Tento di offrirvi un assemblaggio di tutte le mie recensioni delle opere di M.Cunningham) Le ore di Michael Cunningham, Bompiani SOTTILI GEOMETRIE DI VITE PERICOLOSE NELLO SPECCHIO DELLA LETTERATURA
M.Cunningham Le ore Bompiani Pp.169 Lire 26.000 Carne e sangue di Michael Cunningham, Bompiani UNA SAGA FAMILIARE ALLA RICERCA DEL SOGNO AMERICANO Dove la terra finisce di Michael Cunningham, Bompiani PROVINCETOWN: LA CITTÀ DEGLI AMORI “TECNICAMENTE IMPOSSIBILI” Grazia Giordani Torna all'indice delle Recensioni categoria: libricheholetto Grazie per l'invito, anche se ho risposto con un certo ritardo. Allora io racconterò di un libro che non è letteratura, non è storia, non è cronaca è un po' di tutto questo. Aria sottile, si intitola. Jon Krakauer l'autore. Ha due o tre controlibri, libri scritti contro quello che lui dice, di cui uno non è male quello di Bukreev, ma Aria sottile è aria sottile. La storia Jon Krakauer faveva il giornalista per la più importante rivista per il tempo libero degli States, quando il suo capo gli chiese se ci voleva andare lui fino al compo base dell'Everest a raccontare di queste spedizioni commerciali alla vetta del mondo che se stai un po' bene fisicamente ti fanno andare fino in cima. Krakauer è stato un vero alpinista da giovane, e aveva in quegli anni anche snobbato l'Everest, montagna troppo facile per un grande alpinista o per chi sperava di esserlo o diventarlo. Ma quando il suo capo gli chiese così, e la parola Everest iniziò ha risuonare in lui, e l'idea dell'Everest nella sua testa, capì che gli sarebbe risultato insopportabile andare al campo base senza poterci provare ad andare in cima. E allora disse: "ci vado se mi paghi il biglietto fino in cima". Fu così, il biglietto fu comperato. A venderlo fu Rob Hall un neozelandese che gestiva una di queste spedizioni commerciali. Dietro promessa di pubblicità. Perchè sennò era roba da averci 100 mila dollari. E perchè la storia è diventata famosa. Ci morirono su in tanti quell'anno sull'Everest quell'anno che era il 1996. Ci morì il forte Scott Fischer, capo di Mountain Madness, ci morì Rob Hall, per non essersela sentita di dire a Doug Hansen, l'unica persona normale della spedizione che il biglietto glielo avevano preso anche i ragazzi del paese con una colletta, per la seconda volta in due anni: "dobbiamo tornare indietro" a 100 metri dalla cima. Morì Rob Hall, sì e prima di morire, grazie ad un dolce e terribile ponte tra radio e satellitare, potè parlare quando già sapeva di morire con la moglie incinta in Nuova Zelanda. E ne morirono altri. Ma poi non c'è solo questo. C'è la magia della montagna, che ti viene voglia di esserci su anche se puoi morire lì, sempre, che ti entra dentro nelle continue ascese su verso i vari campi e poi giù per permettere al tuo corpo di abituarsi. C'è il tentativo di riscotruire, in un piccolo laboratorio di storia, le ultime ore, e cosa sia accaduto alle più di 20 persone che erano sopra il campo 4 quel giorno, che doveva diventare tragico, del 10 maggio 1996. Chi fosse e con chi. E perchè. E poi c'è l'inizio del libro, che è la vetta dell'Everest che senza ossigeno non capisci neanche tanto bene solo sai che il Tibet è i tuoi piedi e con il Tibet ... il mondo. categoria: libricheholetto I briganti di Guccini di Riccardo Cardellicchio Non fa concerti, d’estate. Si rintana sugli Appennini, al confine tra Toscana ed Emilia Romagna, a Pàvana, chiama l’amico del cuore Loriano Macchiavelli e, con lui, diventa scrittore. Scrittore di romanzi gialli d’un certo impegno e d’un certo successo. Francesco Guccini, oltre a essere cantautore affermato da anni, poeta, è anche un narratore che merita un posto non secondario nell’attenzione dei lettori curiosi e con qualche esigenza. Il Guccini narratore muove i passi più importanti nel 1989, quando con Feltrinelli pubblica “Croniche Epafàniche”. Sempre con Feltrinelli, nel 1993, pubblica “Vacca d’un cane”. Nel 1994, con Giorgio Celli e Valerio Massimo Manfredi dà vita a ”Racconti d’inverno” (Mondatori). Nel 1996 e nel 1998, due libri diversi, diciamo di carattere più locale. Il primo, edito da Comix, è “La legge del bar e altre comiche”; il secondo, edito da Nuèter, è il “Vocabolario del dialetto pavanese”. L’incontro con il bolognese Loriano Macchiavelli, creatore di Antonio Sarti, uno dei più popolari poliziotti italiani, produce “Macaronì”, pubblicato da Mondatori nel 1997. “Un disco dei Platters”, sempre Mondatori, nel 1998. Nel 2001, “Questo sangue che impasta la terra”. Poi “Lo Spirito e altri Briganti”, Mondadori. E’ l’ultimo libro – dichiarazione di Loriano Macchiavelli – con Benedetto Santovito, il maresciallo dei carabinieri che, originario del Cilento, patisce – ma non odia – il freddo dell’Appennino. Sono storie di banditi, di briganti che Santovito racconta in prima persona o ascolta interessato. Storie dei “bei tempi antichi”, intriganti, che non possono lasciare indifferente uno come Santovito. Sono storie di una terra, di una terra che Santovito vuole difendere, in qualche maniera, dal degrado, dall’abbandono. E’ la montagna, con i suoi personaggi, che Santovito non si sente – nonostante la rigidità dell’inverno - di lasciare definitivamente. E in lui viene fatto di sentire tanto Guccini, uno che ama vivere a Pàvana, che quella terra ama profondamente.. venerdì, 11 giugno 2004 categoria: Gentile redazione tutta e in ogni sua parte amen - compreso quell'angolino lì in fondo che Rosy dimentica sempre di spolverare, ehm - qui al Werrastetderrostet abbiamo una proposta, un'idea così che è venuta dopo la lettura del post di stazitta che sollevò gran tormento e turbamento fra le menti un gran portento - amen perché non inserire - non so come, i tecnici siete voi - un post in primo piano? Insomma, perché non mettere in risalto di volta in volta quei testi che più sfrigolano le idee, generano movimenti neuronali , sommuovono i diaframmi tutti ? Non saprei,-come un ritaglio che compaia a lato a destra a sinistra, non importa, ma che "spicchi" sugli altri e rimanga fermo lì per un po' per raccogliere i commenti e le riflessioni degli altri.. L'ovvia finalità sarebbe quella di "stimolare" il confronto...ehm. Vabbè - ci accontentiamo anche di risposte con segnali di fumo. Danke Danke. F.to.Werrastetderrostet
categoria: breve domanda in forma di dubbio.. Con che criterio stiamo inviando le recensioni? Pero', pero'..forse(piccola, modesta, ripetuta proposta, gia ignorata(forse saggiamente) Se, oltre a questi liberi criteri e intendimenti, che è giusto che permangano a discrezione assoluta dei singoli..la redazione, ogni tanto, proponesse un tema(valido per un periodo) attorno al quale raggrumare le recensioni dei libri che abbiamo letto? Pensavo, che so, ai bambini della trilogia di k e a quelli di non ho paura..pensavo ai libri sulle biografie di pittori(la ragazza dell'orecchino di perla e lettere a theo di van gogh)pensavo a recensioni che si incrociassero tra la frantumaglia di elena ferrante e la vita di donne poetesse o scrittrici..
categoria: libricheholetto
DENTRO LE PAGINE DI UNA STORIA HARD, SOPRATTUTTO UN ROMANZO DI SENTIMENTI Chi avesse acquistato “Rapimento” di Susan Minot, allettato dal tema del «rapporto improprio» - quello che, a suo tempo, ha messo nei guai il presidente Clinton, certamente ne trarrebbe deluse aspettative, perché nel romanzo della giovane bostoniana, esordiente negli anni Ottanta nel gruppo dei minimalisti, collaboratrice nel 1996 con Bertolucci alla sceneggiatura del film «Io ballo da sola», vibra un’intensa storia di sentimenti, fatta di incertezze, abbandoni in un sottile gioco di distanze e riavvicinamenti, abilmente orchestrata dall’autrice.
... continua su libri che ho letto giovedì, 10 giugno 2004 categoria: citazionedaitesti Da giovani le donne sono quasi tutte belle... Poco importa che un viso sia proporzionato, che un corpo sia troppo magro o troppo pesante, c'è un momento in cui una donna è in possesso del potere della bellezza che ci è data in quanto donne. Spesso il momento è breve. A volte si presenta e noi neanche ce ne accorgiamo. Eppure ne resta traccia. Persino ora, alla mia tarda età, ne resta traccia. (una madre parla alla propria figlia in uno straordinario racconto di John BERGER, Una volta in Europa, ed. Bollati Boringhieri). il post integrale qui
|