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giovedì, 10 giugno 2004
categoria: citazionedaitesti

Da giovani le donne sono quasi tutte belle...

Poco importa che un viso sia proporzionato, che un corpo sia troppo magro o troppo pesante, c'è un momento in cui una donna è in possesso del potere della bellezza che ci è data in quanto donne. Spesso il momento è breve. A volte si presenta e noi neanche ce ne accorgiamo. Eppure ne resta traccia. Persino ora, alla mia tarda età, ne resta traccia.
[...]
(una madre parla alla propria figlia in uno straordinario racconto di John BERGER, Una volta in Europa, ed. Bollati Boringhieri). (scritto da stazitta)

il post integrale qui


commenti


"Mi piacerebbe che scrivessi le tue idee sul blog, dopo aver accettato l'invito, da cui puoi recedere in qualsiasi momento senza offesa alcuna."

"Mi piacerebbe che il lavoro si modifichi con il confronto con gli altri...
Le uniche idee attuali: recensioni di libri letti... informazioni essenziali,link e, se vuoi,aggiunte di giudizi di lettura "ruspanti".

"Mi piacerebbe il confronto, icommenti contrastanti,i consigli di una riga... senza paludamenti..."


Ogni lettura – scrive Pennac - è un atto di resistenza (…) a tutte le contingenze”: attraverso la lettura ci astraiamo dalla nostra quotidianità, dalle nostre miserie e dalle nostre gioie, ci solleviamo dal mondo, gli troviamo un senso, forse lo inventiamo perché “la lettura è un atto di creazione permanente” e, in fondo, è contro la morte che leggiamo!

I Diritti Imperscrittibili Del Lettore

1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi         cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere

(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)






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Per motivi di ristrutturazione , preghiamo tutti coloro che leggono questo avviso di andare al nuovo indirizzo del multiblog: clicca sulla figura(I vecchi inviti a postare qui, vanno rinnovati per il nuovo blog)


Grazie.





Benvenuto!






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terzani,tiziano un altro giro di giostra longanesi saggio



giovedì, 17 giugno 2004

categoria: libricheholetto
 
Simone de Beauvoir"Una donna spezzata"
Tante storie,storie di donne,che non si toccano,ma s'incrociano su un piano ideale di
comunanza d'esperienze.
Donne più e meno giovani che rinunciando alla loro indipendenza per inseguire un uomo o la
famiglia,si ritrovano alla fine sole e incapaci di reagire.
Travolte da un mondo da cui si sono autoescluse per troppo tempo e che le ha lasciate indietro.
Donne ridotte a larve di loro stesse,che non si danno pace,che non sanno trovare una spiegazione a ciò che le stà capitando,
sostanzialmente perchè non vogliono.
Donne rinchiuse nella loro autoprodotta torre d'avorio,che non sanno più vivere nel mondo reale,che vivono in continua attesa di
un'azione risolutiva altrui.
Donne che hanno perso ogni desiderio di vivere e di combattere.
Tanta amarezza in questi racconti,tanta rabbia per una situazione femminile voluta dalle donne stesse incapaci di vivere la loro vita,quasi immeritevoli
agli ochhi della scrittrice.
Troppo dura forse nella critica,troppo femminista,ma fotografa comunque una situazione reale,grave,portatrice di profondo malessere.
Il tutto su una linea narrativa piacevole pura e semplice come tipico dell'autrice.













scritto da Minerva84 | 19:14 | commenti (2) Torna sopra


martedì, 15 giugno 2004

categoria: libricheholetto
 

Non ti muovere-Margaret Mazzantini

La parola chiave di questo libro è l’intensità.

Lo stile è intermedio, non è precisamente elevato, ma comunque si distingue dai molti romanzi sviluppati intorno ad espressioni particolarmente comuni grazie anche all’originalità delle immagini che l’autrice propone,a volte anche forti-sempre per creare quell’intensità di cui sopra.

Forse la meticolosa precisione con cui l’autrice scandaglia attraverso un’accurata opera d’introspezione l’io del narratore tradisce una sensibilità tipicamente femminile, bilanciata d’altra parte dalla brutale schiettezza più vicina al mondo maschile con cui i pensieri,anche i più terribili, vengono espressi.

“Non ti muovere” è la preghiera di un padre alla figlia in bilico fra la vita e la morte, rimasta gravemente ferita in seguito ad un incidente in motorino. Questa circostanza, che Timoteo è costretto ad affrontare nella più profonda solitudine (la moglie infatti è a Londra per lavoro) offre al protagonista l’occasione di riesumare in un lunghissimo monologo un passato drammatico, incentrato su una esasperata passione extra-coniugale nata per caso e conclusasi tragicamente.

Italia,la donna che quest’uomo possiede inizialmente con la violenza che poi sfocia in amore (sentimento riconosciuto come tale da Timoteo solo in extremis) in alcuni drammatici momenti, non rientra nella classica figura dell’amante giovane e bellissima. Non è particolarmente attraente, ma addirittura volgare ed i suoi abiti ed il suo comportamento lasciano trapelare la miseria e l’ignoranza a cui la vita l’ha abituata. Assuefatta ai soprusi, questa donna sembra accettare la violenza e lo squallore come compromesso inevitabile, e ciò è confermato dalla sua disarmante rassegnazione al non aspettarsi nulla dal prossimo.

Il protagonista, dopo la dolorosa conclusione di questa parentesi amorosa, ricaccia nel segreto della sua coscienza queste memorie, tornando con freddezza alla routine di chirurgo di successo,fino al giorno dell’incidente della figlia quindicenne, in cui la disperazione lo porta a spogliarsi da ogni veste per lasciar spazio ad una sincerità a tratti crudele.

La trasposizione cinematografica, seppur portata avanti “in casa” (il regista,Castellitto, è infatti marito della Mazzantini) non rende giustizia al romanzo proprio perché è arduo tradurre in immagini efficaci l’amaro viaggio di autoanalisi che dirige la narrazione.

link a precedenti recensioni

scritto da spoiltangel | 22:48 | commenti Torna sopra


sabato, 12 giugno 2004

categoria: libricheholetto
 

Jonathan Lethem

AMNESIA MOON

Minimum Fax, 2003

pp. 256

€ 13,00

Jonathan Lethem (New York, 1964) appartiene a quella nuova generazione di scrittori americani dotata di un talento innovatore veramente unico, almeno per chi scrive. E’ Autore di cinque romanzi, di cui Amnesia Moon è il secondo, nonché di raccolte di racconti, tra cui segnaliamo l’imprescindibile “L’inferno comincia nel giardino” (Minimum Fax, 2001). L’aspetto più innovativo dell’écriture di Lethem è che non è possibile catalogarla in nessun “genere” letterario particolare: di qualsiasi cosa egli scriva, il “soggetto” diventa solo un pretesto per l’”invenzione”, invenzione si potrebbe dire, allo stato puro, oppure ricerca dell’inventio in quanto tale. Infatti si potrebbe liquidare molto facilmente la sua poetica come “surrealismo”, dal momento che Lethem è tranquillamente capace di far dialogare un gangster di Boston con una pecora mutante, vestita in doppio petto grigio, il tutto disciolto nei fumi di una periferia metallica e sgangherata, nonché proiettato in un futuro di cui non sono chiari i contorni temporali. Non si tratta di fantascienza, di horror, di mistery, bensì Lethem si colloca sempre in una sorta di scarto stilistico sui generis che lo individua come unicum, sia nell’intreccio che nello stile di scrittura. Il romanzo che segnaliamo, ad esempio è la storia di un viaggio alla ricerca delle origini, da parte di un personaggio, Caos, che ha perduto la memoria di sé. Certo, è il tema del “viaggio interiore”, dell’”on the road”,ma questo archetipo si frantuma subito in mille direzioni diffusive e bizzarre, autodemistificandosi nel momento in cui ti si propone: basti dire che Caos inizia il suo viaggio, in automobile, naturalmente, accompagnato da un Virgilio insolitissimo, cioè una ragazza tredicenne, Melinda, “vestita di stracci e coperta da capo a piedi di una delicata peluria setosa” (Pag. 20). Ma Caos/Lethem possiede un’altra peculiarità che proietta fin da subito l’architettura del romanzo in un altrove continuamente cangiante: egli è in grado di modificare la realtà, attraverso i suoi sogni, ai quali tutti i personaggi che incontrerà sulla sua strada ricorreranno, quasi misticamente. Come se tutti, enigmaticamente lo conoscessero da sempre, pur nel momento in cui lo incontrano per la prima volta.

scritto da a.moroni | 18:28 | commenti (1) Torna sopra

categoria: libricheholetto
 

(Tento di offrirvi un assemblaggio di tutte

le mie recensioni delle opere di M.Cunningham)

Le ore di Michael Cunningham, Bompiani

SOTTILI GEOMETRIE DI VITE PERICOLOSE

NELLO SPECCHIO DELLA LETTERATURA


Correrete un forte rischio, leggendo Le ore di Michael Cunningham che la Bompiani ha portato in Italia nella splendida traduzione di Ivan Cotroneo. Il delizioso pericolo sarà quello di comportarvi come Madame Strauss che - ricevendo in anteprima da Proust i capitoli della Recherche -, scriveva, in risposta all'autore: "Mi ero ripromessa di leggere ancora un quarto d'ora, e poi ancora un quarto d'ora, ma non ho potuto staccarmi dalla pagina...". Questo succede soltanto quando ci si imbatte in un capolavoro.
Tema centrale del romanzo è quello di presentarci "vite forti e pericolose come la letteratura stessa", ovvero della letteratura specchio in cui la vita assurge al suo vero sapore, riflettendovisi dentro. A questo tema principale se ne affiancano altri non meno suggestivi: quello dell'apparente casualità per cui le vite di tre donne apparentemente slegate e vissute in epoche e territori diversi, in realtà sono legate da un fatale filo sottile (già T.Wilder nel suo grande romanzo Il ponte di Saint Louis Rey aveva trattato un tema simile, ma Cunningham vi aggiunge la marcia in più della letteratura quale collante della vicenda); quello del continuo rimpianto per le "opportunità perdute", quasi gozzaniane "rose che non colsi", comuni a tutti i personaggi.
Tre donne abitano la pagina dell'autore che attualmente vive a New York e che con questo romanzo ha vinto il Pulitzer Prize. La prima donna è la grande scrittrice Virginia Woolf, colta - prima nel '41 quando sta per porre fine alla sua sofferta esistenza, sopraffatta dai demoni della sua maniacale depressione - e poi, per magici flash back, negli anni Venti. E, a questo proposito, Cunningham chiarisce (in una sua nota sulle fonti): "Virginia Woolf, Leonard Woolf, Vanessa Bell, Nelly Boxall e altre persone realmente vissute appaiono in questo libro come personaggi di fantasia, ma ho cercato di rendere nella maniera più accurata possibile i dettagli delle loro vite come dovevano essere state un giorno del 1923 che ho inventato per loro. Mi sono basato per le informazioni su una quantità di fonti e prevalentemente su due biografie splendidamente equilibrate e ricche (e qui l'autore cita i titoli degli autorevoli testi da cui ha attinto minuziose ed indispensabili notizie ndr.)"
La seconda donna, del nostro tempo, è una affascinante editor newyorkese, colta nel momento in cui sta preparando una festa per Richard - gravemente ammalato di Aids - che è in procinto di ricevere un grande premio letterario. Clarissa Vaughan è stata ribattezzata Signora Dalloway (per assonanza con Mrs. Dalloway, il famoso romanzo della Woolf, la cui protagonista si chiamava appunto Clarissa) proprio da Richard, la persona che Clarissa aveva amato nel suo "momento più ottimista", poiché "non c'è niente mai che possa eguagliare la memoria dell'essere stati giovani insieme".
La terza figura femminile è Laura Brown, una casalinga californiana, colta nel momento in cui sta preparando una torta di compleanno per il marito; siamo negli anni Quaranta, nel periodo postbellico. Ancora Mrs. Dalloway sembra essere il tenue filo capace di cucire da lontano le vite delle tre donne, perché questo è il libro che Laura - delusa dalla quotidianità "ordinaria" della sua esistenza e sfiorata da tendenze suicide - porta con sé, quando fugge da casa per due ore. Rifugiandosi in una stanza d'albergo, "le sembra quasi di aver lasciato il suo mondo e di essere entrata nel regno del libro. Naturalmente niente potrebbe essere più lontano dalla Londra della Signora Dalloway di questa stanza d'albergo turchese, eppure lei immagina che Virginia Woolf stessa, la donna annegata, il genio, potrebbe abitare dopo la morte in un posto non dissimile da questo".
Sottili geometri trasversali costellano tutta la narrazione: la corona di rose che orna la torta di compleanno preparata dalla Signora Brown, ripresa dal cerchio di rose dentro cui giace il tordo morto che tanto impressiona la Signora Wolf e il modo di corrugare le sopracciglia dei rispettivi mariti e il verde del parco sognato da Virginia, smagliante come quello attraversato da Clarissa; solo per citare alcuni dei rimandi sottili, in questo romanzo , frutto anche di un'attenta intertestualità tra l'autore e la Woolf.
E il senso del tempo, delle Ore, appunto, che danno il titolo al romanzo: "C'è solo questo come consolazione: un'ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili. E comunque amiamo la città, il mattino; più di ogni altra cosa speriamo di averne ancora."
Sembrerebbe una trama frazionata. Sembrerebbe poca cosa l'assonanza con Mrs. Dalloway per dare coerenza allo svolgimento dei fatti, invece la grande abilità dell'autore - divenuto woolfiano in un liquido linguaggio di continuo fluire della coscienza, capace di entrare nel "cuore dietro il cuore", proprio anche per questa sua vis retrocardiaca, non fa staccare gli occhi dalla pagina al lettore, conducendolo al clamoroso finale a sorpresa, geniale colpo d'ala di chi sa volare alto.
Rivelarlo ora, sarebbe - a dir poco - una gran vigliaccata.

M.Cunningham Le ore Bompiani Pp.169 Lire 26.000

Carne e sangue di Michael Cunningham, Bompiani

UNA SAGA FAMILIARE ALLA RICERCA DEL SOGNO AMERICANO
Cento anni di vita, una saga familiare alla ricerca del sogno americano, sono chiusi e rivelati dentro le pagine di "Carne e sangue", l'ultimo romanzo di Michael Cunningham, che Bompiani ha portato in Italia nella splendida traduzione di Ettore Capriolo. Dello stesso autore americano (nato a Los Angeles e che vive a New York), già abbiamo avuto motivo di apprezzare il best-seller "Le ore", tradotto in ventisette lingue, insignito in America del Pulitzer Prize e del Faulkner Award e da noi, in Italia, del Premio Grinzane Cavour 2000, per la sezione narrativa straniera. E non ci meravigliamo che "Carne e sangue" abbia già ottenuto in patria il Withing Writer's Award, visto il raro talento di questo scrittore.
Sebbene i due romanzi trattino temi del tutto diversi, notiamo alcune sottili analogie, tenui fili sotterranei che sottolineano l'originalità dell'autore, che lo fanno essere coerente con la sua cifra stilistica, così come nei notturni di Chopin sentiamo vibrare la stessa malinconica melodia o come nei quadri di Caravaggio riconosciamo lo stesso studio della luce. Questo - in Cunningham - a proposito, per esempio, della moglie insoddisfatta californiana del primo romanzo, che trova un riconoscibile rimando in Mary, la madre capostipite della sua seconda opera: due donne dedite a confezionare meticolosamente torte e tutte e due inclini a rifugiarsi in un albergo, allontanandosi dalla famiglia, quando entrano - seppure per differenti motivi - in un clima di difficoltà.
È presto imprigionata in una "selva di delusioni" la famiglia Stassos, nei cento anni (!935-2035) che i suoi componenti vivono sul suolo americano alla ricerca di una felicità tanto vagheggiata quanto impossibile.
La scrittura ipnotica di Cunningham ci incanta, fin dalla prima pagina, presentandoci Constantine, il capostipite di origine greca, e poi quella che diventerà la sua graziosa moglie, Mary di origine italiana. Li conosciamo ragazzi, pieni di sogni, di grandi speranze. Li vediamo crescere. Conosciamo le prime ristrettezze economiche , e poi la ricchezza faticosamente raggiunta dal protagonista che - da manovale diventa imprenditore edile - e costruisce case di pessimo gusto, tutte apparenza, ma molto apprezzate dai neo americani.
Constantine non è certo un gentleman: ruspante, violento, tradizionale all'eccesso nei gusti e nelle scelte, ambiguo nell'interessamento troppo assiduo nei confronti di Susan, l'adorata figlia. Mary è latina solo nella bruna avvenenza, visto che nel carattere ci appare ben lontana dallo stereotipo della donna italiana, così perfettina, un po' surgelata, una Grace Kelly, formato provincia, per scelte di abbigliamento, arredamento della casa e atteggiamenti esteriori. Eppure sotto tanta ingessata perfezione covano dei malesseri, dei tic irrefrenabili: Mary è cleptomane e fatica a dissimulare delle crisi d'ansia che le mozzano il respiro.
Susan sposa, giovanissima, un ragazzo un po' troppo levigato e perfetto ("diffidate sempre dai senza macchia!" - sembra raccomandarci l'autore fra le righe della sua narrazione), ha una breve avventura, un'evasione soprattutto sessuale. Le nasce Ben, l'adorato e apparentemente perfetto figlio.
Susan è l'unica dei fratelli ad avere una vita esteriormente irreprensibile, con un marito di successo e una casa lussuosa nel Connecticut. Per gli altri discendenti degli Stassos, la musica suona diversa: Bill, troppo idolatrato dalla madre e incompreso e spesso percosso dalla violenza del padre, diventa un omosessuale, si accontenta di una professione modesta, nonostante la sua prestigiosa laurea ad Harvard, proprio anche per "punire" una figura paterna così incline a stigmatizzare ogni forma di diversità.
Zoe, l'ultimogenita, colleziona molte cadute e troppi errori, pur essendo una ragazzina sensibilissima ed intelligente. Vive un po' come una hippy, assume droghe, accoglie troppi ospiti maschili nel suo letto, si ammala di aids, da una relazione con un uomo di colore che l'abbandona, le nasce Jamal, il vivace figlio mulatto. Tra le sue conoscenze, entra Cassandra, una drag-queen, un travestito che per alcuni versi ci fa ripensare ad Agrado, il transessuale del celebre film di Almodòvar ("Tutto su mia madre"). Cassandra è colta, intelligente, ironica: uno dei personaggi più simpatici del romanzo.
Più o meno tutte le figure descritte incontrano delusioni, alcune di loro (Zoe e Ben) precocissime morti. Constantine e Susan, anche il divorzio e nuovi matrimoni, ma quello che affascina in questa saga degli Stassos, non è tanto la trama (che pure è di per sé molto avvincente, così ricca di colpi di scena), ma il mondo che riesce ad evocare, il clima che l'autore sa farci respirare, in senso metaforico e reale, visto che ogni suo personaggio emana un afrore o un profumo che ce lo rende riconoscibile: è come se Constantine, o Mary e tutti i loro infelici discendenti, avessero un'aura visibile ed olfattiva che ce li fa percepire, in mirabile modo.
Cunningham è originale anche quando fa entrare ed uscire i suoi personaggi (cfr, i preparativi di Natale nella prima parte del romanzo) dalla cornice di uno specchio, o fa vedere uno spettacolo televisivo, riflesso in un bicchiere di liquore.
L'autore non è mai cieco o indifferente nei confronti del male che spesso, irrimediabilmente, le persone fanno a coloro che amano, il suo universo di destini è soltanto apparentemente libero di seguire il proprio corso, votati come sono piuttosto i personaggi, a provare struggenti gioie e salvifici dolori a cui parrebbero predestinati.
L'amore sembra comunque trionfare sul dolore, anche se tanta "carne" è stata dilaniata dai tragici eventi della vita di uomini e donne a cui ci affezioniamo in lettura, pronti a chiudere gli occhi sulle loro debolezze e devianze, così come si è dimostrato incline il loro autore.

M.Cunningham Carne e sangue Bompiani Pp.394 Lire 32.000

Dove la terra finisce di Michael Cunningham, Bompiani

PROVINCETOWN: LA CITTÀ DEGLI AMORI

“TECNICAMENTE IMPOSSIBILI
Non dovremmo mai commettere l’errore – quando incontriamo un capolavoro letterario – di aspettarci opere di pari finezza da parte della produzione seguente dell’autore; del resto nemmeno una madre partorisce, di regola, figli tutti ugualmente dotati. Con questo, non vogliamo dire che Dove la terra finisce, la nuova fatica letteraria di Michael Cunningham che la Bompiani ci propone nella splendida traduzione di Ivan Cotroneo, non meriti considerazione da parte del lettore, però, dopo il geniale e pluripremiato Le ore, (da cui è stato recentemente tratto un film di grande successo), pur passando attraverso Carne e sangue e poi alle ultime opere della sua originale penna, questo scrittore non ha più toccato il vertice della sua grandezza.
Tra il libro di viaggio, il diario strettamente personale, attinto da reali memorie, Dove la terra finisce è soprattutto l’omaggio intenso venato d’affetto di uno scrittore a Provincetown (Massachusets), la città-rifugio, la città-casa di tutti coloro che le convenzioni borghesi usano respingere.
“È la sola cittadina che conosca – scrive l’autore – dove coloro che vivono fuori dalle convenzioni sembrano superare numericamente coloro che vivono all’interno di canoni precisi come casa, matrimonio regolare, lavoro rispettabile e figli biologici. È il posto in cui persone che altrove vengono considerate reietti e paria possono diventare membri illustri della società”.
Cunningham ci fa quindi viaggiare dentro questa sua tanto amata città dove possono fiorire amori “tecnicamente impossibili”, abitata da meno di quattromila anime, situata “su di un lembo di terra all’estremità di Cape Cod”, facendoci familiarizzare con artisti, esseri sopra le righe e fuori dal consueto, soprattutto diversi dalla norma, personaggi che spesso popolano anche le pagine dei suoi romanzi, scrittura in cui proietta la sua essenza di uomo diverso.
E così ci addentriamo anche noi nella parte selvaggia di questa singolare cittadina di mare dove ci è offerta “una via di fuga dalla confusione e dal commercio” e abbiamo agio di conoscere Long Point, “la punta estrema dell’uncino di Cape Cod che languidamente si arrotola su se stesso”, e di vagare nella palude costiera, raggiungendo Herring Cove “una delle due spiagge pubbliche di Provincetown”, e veniamo a conoscere zone sabbiose piene di intatta bellezza “Ed è meraviglioso correre sulle dune di notte quando c’è luna piena”. In questo luogo magico si trova persino “una targa che commemora il posto in cui, più di cento anni fa, Marconi sedette giorno dopo giorno e notte dopo notte, convinto che avrebbe potuto comunicare non solo con i vivi degli altri continenti, ma anche con i morti”. E raggiungiamo Race Point, dove Cunningham afferma di apprezzare “in maniera speciale il piacere di una spiaggia popolata da gay”.
Via via conosciamo tratti aperti e nascosti del luogo e nello scorrere delle stagioni fatte di inverni solitari e di estati folte di trasgressivi amori, anche la vita e la morte prendono commovente forza nella scrittura sobria ed intensa dell’autore che ci fa entrare sempre più nel vivo di questa vita ciclica, dove al nugolo di vacanzieri estivi, si alterna il deserto invernale, tipico delle cittadine di mare, portandoci nel cuore di quel mondo gay che invade le spiagge d’estate, dentro il clima di amori e amicizie che accendono e spengono il vigore delle loro luci, sullo sfondo di colori mutevoli come gli stati d’animo di un’ umanità senza regole e spesso un po’ svitata.
L’autore non ci fa entrare solo nel mondo strano di artisti noti ed ignoti di questa cittadina sui generis, non ce ne fa solo apprezzare le paesistiche bellezze, ma ci introduce anche nel suo mondo più naturale, quello ittico, portandoci a spasso tra pesci e balene. “Noi che una volta le uccidevamo con la stessa violenza ed entusiasmo con cui i pionieri uccidevano i bufali delle praterie, ora paghiamo per salire sulle barche che ci portano a vederle” – scrive, con disincantata ironia, Cunningham, che dopo molte esitazioni, finisce a sua volta col capitolare, abbandonandosi alla meravigliosa esperienza.
Insomma, un’opera atipica, questo nuovo libro di Cunningham che, a metà tra la narrativa di viaggio e il romanzo finisce con l’essere un’intima confessione, vibrante di intensi sentimenti, quasi un reportage d’anima.

M.Cunningham Dove la terra finisce Bompiani Pp.166 € 13

Grazia Giordani

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scritto da Gardenia | 15:55 | commenti Torna sopra

categoria: libricheholetto
 

Grazie per l'invito, anche se ho risposto con un certo ritardo.

Allora io racconterò di un libro che non è letteratura, non è storia, non è cronaca è un po' di tutto questo. Aria sottile, si intitola. Jon Krakauer l'autore. Ha due o tre controlibri, libri scritti contro quello che lui dice, di cui uno non è male quello di Bukreev, ma Aria sottile è aria sottile.

La storia

Jon Krakauer faveva il giornalista per la più importante rivista per il tempo libero degli States, quando il suo capo gli chiese se ci voleva andare lui fino al compo base dell'Everest a raccontare di queste spedizioni commerciali alla vetta del mondo che se stai un po' bene fisicamente ti fanno andare fino in cima. Krakauer è stato un vero alpinista da giovane, e aveva in quegli anni anche snobbato l'Everest, montagna troppo facile per un grande alpinista o per chi sperava di esserlo o diventarlo. Ma quando il suo capo gli chiese così, e la parola Everest iniziò ha risuonare in lui, e l'idea dell'Everest nella sua testa, capì che gli sarebbe risultato insopportabile andare al campo base senza poterci provare ad andare in cima. E allora disse: "ci vado se  mi paghi il biglietto fino in cima". Fu così, il biglietto fu comperato. A venderlo fu  Rob Hall un neozelandese che gestiva una di queste spedizioni commerciali. Dietro promessa di pubblicità. Perchè sennò era roba da averci 100 mila dollari.

E perchè la storia è diventata famosa.

Ci morirono su in tanti quell'anno sull'Everest quell'anno che era il 1996. Ci morì il forte Scott Fischer, capo di Mountain Madness, ci morì Rob Hall, per non essersela sentita di dire a Doug Hansen, l'unica persona normale della spedizione che il biglietto glielo avevano preso anche i ragazzi del paese con una colletta, per la seconda volta in due anni: "dobbiamo tornare indietro" a 100 metri dalla cima. Morì Rob Hall, sì e prima di morire, grazie ad un dolce e terribile ponte tra radio e satellitare, potè parlare quando già sapeva di morire con la moglie incinta in Nuova Zelanda. E ne morirono altri.

Ma poi non c'è solo questo.

C'è la magia della montagna, che ti viene voglia di esserci su anche se puoi morire lì, sempre, che ti entra dentro nelle continue ascese su verso i vari campi e poi giù per permettere al tuo corpo di abituarsi. C'è il tentativo di riscotruire, in un piccolo laboratorio di storia, le ultime ore, e cosa sia accaduto alle più di 20 persone che erano sopra il campo 4 quel giorno, che doveva diventare tragico, del 10 maggio 1996. Chi fosse e con chi. E perchè. E poi c'è l'inizio del libro, che è la vetta dell'Everest che senza ossigeno non capisci neanche tanto bene solo sai che il Tibet è i tuoi piedi e con il Tibet ... il mondo. 

scritto da hladik | 01:42 | commenti (5) Torna sopra

categoria: libricheholetto
 

I briganti di Guccini

di Riccardo Cardellicchio

Non fa concerti, d’estate. Si rintana sugli Appennini, al confine tra Toscana ed Emilia Romagna, a Pàvana, chiama l’amico del cuore Loriano Macchiavelli e, con lui, diventa scrittore. Scrittore di romanzi gialli d’un certo impegno e d’un certo successo.

Francesco Guccini, oltre a essere cantautore affermato da anni, poeta, è anche un narratore che merita un posto non secondario nell’attenzione dei lettori curiosi e con qualche esigenza.

Il Guccini narratore muove i passi più importanti nel 1989, quando con Feltrinelli pubblica “Croniche Epafàniche”. Sempre con Feltrinelli, nel 1993, pubblica “Vacca d’un cane”. Nel 1994, con Giorgio Celli e Valerio Massimo Manfredi dà vita a ”Racconti d’inverno” (Mondatori). Nel 1996 e nel 1998, due libri diversi, diciamo di carattere più locale. Il primo, edito da Comix, è “La legge del bar e altre comiche”; il secondo, edito da Nuèter, è il “Vocabolario del dialetto pavanese”.

L’incontro con il bolognese Loriano Macchiavelli, creatore di Antonio Sarti, uno dei più popolari poliziotti italiani, produce “Macaronì”, pubblicato da Mondatori nel 1997. “Un disco dei Platters”, sempre Mondatori, nel 1998. Nel 2001, “Questo sangue che impasta la terra”. Poi “Lo Spirito e altri Briganti”, Mondadori. E’ l’ultimo libro – dichiarazione di Loriano Macchiavelli – con Benedetto Santovito, il maresciallo dei carabinieri che, originario del Cilento, patisce – ma non odia – il freddo dell’Appennino. Sono storie di banditi, di briganti che Santovito racconta in prima persona o ascolta interessato. Storie dei “bei tempi antichi”, intriganti, che non possono lasciare indifferente uno come Santovito. Sono storie di una terra, di una terra che Santovito vuole difendere, in qualche maniera, dal degrado, dall’abbandono. E’ la montagna, con i suoi personaggi, che Santovito non si sente – nonostante la rigidità dell’inverno - di lasciare definitivamente. E in lui viene fatto di sentire tanto Guccini, uno che ama vivere a Pàvana, che quella terra ama profondamente..

scritto da Padule | 00:05 | commenti Torna sopra


venerdì, 11 giugno 2004

categoria: libricheholetto
 

«Rapimento» di Susan Minot

DENTRO LE PAGINE DI UNA STORIA HARD,

SOPRATTUTTO UN ROMANZO DI SENTIMENTI

Chi avesse acquistato “Rapimento” di Susan Minot, allettato dal tema del «rapporto improprio» - quello che, a suo tempo, ha messo nei guai il presidente Clinton, certamente ne trarrebbe deluse aspettative, perché nel romanzo della giovane bostoniana, esordiente negli anni Ottanta nel gruppo dei minimalisti, collaboratrice nel 1996 con Bertolucci alla sceneggiatura del film «Io ballo da sola», vibra un’intensa storia di sentimenti, fatta di incertezze, abbandoni in un sottile gioco di distanze e riavvicinamenti, abilmente orchestrata dall’autrice.

 

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scritto da Gardenia | 14:43 | commenti (1) Torna sopra


giovedì, 10 giugno 2004

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“San Pietroburgo” saggio storico di Solomon Volkov

IL MITO DELLA FAVOLOSA «CAPITALE DEL NORD» DA PÙSKIN A BRÒDSKIJ

Non si può non restare incantati, addirittura presi dalla fascinosa malia, del mito arcano che aleggia intorno a San Pietroburgo, la città tre volte ribattezzata nel nome, la Nuova «Atlantide», fondata nel 1703 da Pietro il Grande sulla costa orientale del golfo di Finlandia, quale capitale dell’impero russo, divenuta Pietrogrado nel 1914 e Leningrado nel 1924 -, ritornata a chiamarsi San Pietroburgo nell’agosto del ’91 quando «i falchi a Mosca tentarono un colpo di Stato contro Gorbacèv. Il tentativo fallì, ma l’Unione Sovietica, la cui struttura stava già scricchiolando, crollò del tutto. Gorbacèv, isolato, perse il potere e il leader della nuova Russia indipendente divenne il neoeletto suo primo presidente, Boris Èl’cin. La Russia era libera dal dominio del partito comunista dopo più di settan’anni.[...]Leningrado questa volta ebbe soddisfazione. Ridiventò Sankt-Peterburg», considerata una vera perla architettonica, a livello mondiale, per i suoi palazzi che svettano maestosi sulle rive del cupo fiume Neva.

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scritto da Gardenia | 07:18 | commenti (4) Torna sopra


mercoledì, 09 giugno 2004

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I dimenticati

I Tre Soldi di Ciabattini

di Riccardo Cardellicchio

Guarda la combinazione: decido di documentarmi sul romanzo giallo, con un occhio di riguardo per la Toscana, e che cosa ti pesco sulla bancarella di via Martelli, a Firenze? Nientemeno che “Tre Soldi e la donna di classe”, romanzo di Giuseppe Ciabattini, toscano di Aulla, scrittore e attore. Nato nel 1882 nel paese della provincia di Massa Carrara, morì a Milano nel 1962.

E’ una ristampa dei Gialli Mondadori del 1978, a ventidue anni dalla prima edizione avvenuta sempre nei Gialli Mondatori.

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scritto da Padule | 15:15 | commenti (2) Torna sopra


martedì, 08 giugno 2004

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Patrick McGrath

PORT MUNGO

Bompiani, Euro 16,00

L’ultimo romanzo dell’Autore inglese, come pure tutti I suoi precedenti peraltro, si presta a molteplici letture simboliche, nonchè a variegate e differenti angolazioni interpretative. A me ha fatto pensare alla tragedia, al senso di nemesi che si abbatte sui personaggi tragici, sui quali la Morte aleggia dal primo esametro, fino all’ultimo, senza tregua, come un fiato paranoico che soffia sempre sul collo di tutti, lettore (ovviamente) compreso e coinvolto fin dal prima parola della prima pagina.

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scritto da a.moroni | 23:21 | commenti (5) Torna sopra


lunedì, 07 giugno 2004

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Neronapoletano di Antonella Cilento

IL NUOVO VOLTO DI UNA NAPOLI ESOTERICA

Certo è che – partendo da Marotta, passando attraverso la Ortese, e finendo con La Capria, solo per citare alcuni dei suo cantori, ne abbiamo viste di facce di Napoli, una città poliedrica, versatile, aperta a mille letture del suo carattere, della sua gente, delle sue miserie e splendori. Eppure, non è mai detta l’ultima parola, perché la penna ammiccante di Antonella Cilento sa regalarci ancora un volto nuovo – e questa volta esoterico – di questa imprevedibile città. E ce lo porge in Neronapoletano, per i tipi di Guanda, già pervaso di mistero fin dalla copertina, dove in campo scuro brillano due occhi dallo sguardo inquietante, tratti da un ex voto del XIX secolo.

Nonostante la giovane età – è nata nel 1970 – la Cilento (fondatrice, fra l’altro della scuola di scrittura Lalineascritta www.lalineascritta.it) ha già vinto importanti premi letterari e si fa notare per la prosa molto personale, moderna, quasi parlata, con abbandoni colloquiali, spesso arricchiti da note di vernacolo, atto a dare disinvoltura ed immediatezza ai suoi dialoghi.

 

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scritto da Gardenia | 18:20 | commenti (2) Torna sopra

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Mi hai detto di prendere un foglio bianco e di provare a scrivere i grandi dolori da niente. Ma ti guardo nella vita data dalla sua penna e la mia matita si blocca in ansia da vuoto di memoria senza riuscire a iniziare una lista.

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scritto da quellachenonsei | 18:03 | commenti (5) Torna sopra

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«Una vita sensata» di Mary Wesley

DONNA FLORA E I SUOI TRE SPASIMANTI

Molto di rado i lettori estivi, confortati dalla frescura dell’ombrellone o dalla quiete della campagna, amano spremersi le meningi con storie angoscianti. Una trama movimentata in cui dentro si alternino – ben dosati – flash conditi da quel tanto di eros che crea pizzicore, a note sentimentali, magari un po’ dolciastre, con vicende storiche in sottofondo a dare verosimiglianza alla narrazione, è quello che ci vuole per stuzzicare la voglia di prendere un libro in mano ai vacanzieri, soprattutto se di sesso femminile. E Mary Wesley pare fatta a posta per offrirci tutto questo con la sua vivace penna. Penna che per vent’anni – dai settanta ai novanta – non ha mai deposto, curando sempre i temi amorosi, inseriti in un quadro critico del costume e della società contemporanea.

 

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scritto da Gardenia | 17:49 | commenti (6) Torna sopra


domenica, 06 giugno 2004

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La scrittrice abita qui di Sandra Petrignani
di Lavinia Spalanca

Grazia Deledda e Karen Blixen, Marguerite Yourcenar e Virginia Woolf, Colette e Alexandra David-Néel. Che cosa lega queste scrittrici apparentemente così diverse?

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scritto da alp | 21:55 | commenti (1) Torna sopra


sabato, 05 giugno 2004

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GLI SCRITTORI DELLA NOTTE

di Riccardo Cardellicchio

Inevitabile l'approdo dei graffiti in Internet. In un sito si afferma che si tratta di spruzzi d'arte sul muro e che colorano i luoghi abbandonati delle città, nuove frontiere dell'arte. E ancora: "La rete moltiplica, sui muri invisibili del virtuale, questi graffiti e li manda nel mondo. Tanti siti, da tutto il pianeta, dimostrano che un unico, vero linguaggio è nelle mani, bravissime e colorate, di questi maestri". Rigorosamente anonimi, o celati dietro pseudonimi, per evitare guai, perché non tutti apprezzano questo tipo di comunicazione.

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scritto da Padule | 00:46 | commenti (2) Torna sopra


venerdì, 04 giugno 2004

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Luca Bianchini-Mondadori Euro 15,00

Certamente un libro alla Sophie Kinsella con i pantaloni però. Scritto da un ragazzo torinese, giovane esordiente, che lavora nella pubblicità, quindi sicuramente pieno di parole, di immagini, tutte usa e getta, alla continua ricerca di un senso alla vita, di un perchè nell'amore.

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scritto da RitaM | 15:22 | commenti Torna sopra


giovedì, 03 giugno 2004

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McCourt: 'James Joyce. Gli anni di Bloom'

di Nadia Fusini

Era il primo pomeriggio del 20 ottobre 1904 quando alla stazione di Trieste, dal treno che veniva da Lubiana, scese una giovane coppia - ventidue anni lui, venti lei. Lei è Nora Barnacle, una bella ragazza vivace, lui James Joyce, un tipo allampanato, dall'aria intellettuale. I due dovevano essere stanchi, viaggiavano da giorni. Erano partiti l'8 ottobre da Dublino, arrivando allo stesso treno separati, perché la coppia è clandestina. Lui fugge dalla famiglia: il padre, i fratelli, le sorelle - che l'hanno accompagnato numerosi alla stazione. Lei - attenzione al nome: barnacle è quel cirripede che s'attacca alle rocce, alle chiglie delle navi, e per senso traslato si applica a quel partner che una volta che t'ha scelto non si stacca - lei, dicevo, non fugge da nessuno, semmai segue. E' la scena iniziale della fortunatissima biografia che John McCourt dedica allo scrittore irlandese (uscita nel 2000 in Inghilterra), che ora Mondadori pubblica nella versione italiana di Valentina Olivastri: James Joyce. Gli anni di Bloom (pagg. 462, euro 30), con l'aggiunta di un capitolo inziale su Dublino e uno finale su Parigi che a tutti gli effetti completano la storia dell'esistenza terrena di Joyce...

Continuate a leggere l'intervento, cliccando QUI.

scritto da pennastilo | 18:09 | commenti (3) Torna sopra

categoria: libricheholetto
 


Ci sono letture che hanno il potere di folgorarti. Ci sono incontri (un nome, qualche nota biografica, delle immagini pescate dalla rete) che hanno il potere di suscitare un forte interesse. Ci sono anche delle segnalazioni, certo, e di questo devo ringraziare un certo guru in redazione (grazie Alp, hai colto nel segno!). C’è infine un confronto con un certo tipo di scrittura che non puoi eludere e dal quale non puoi che uscirne stregato. Questo e altro è Agota Kristof. Questo e altro è IERI, (Einaudi, pagg. 99, Euro 8,80).

Premetto, per esempio, che non ho letto niente di questa scrittrice prima d’ora.

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scritto da cigale | 04:53 | commenti (7) Torna sopra


lunedì, 31 maggio 2004

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Non è una recensione. Mi scuso per la lunghezza.So che abbiamo poco tempo.Sono solo le mie riflessioni sulle pagine di un libro che consiglio a tutti:

L'amore molesto

di Elena Ferrante

ed.e/o €7,00

Una mappa…è solo una mappa” scrive Elena Ferrante in una pagina de “la frantumaglia”, e - Una lettura è solo un tentativo di pervenire ad una mappa che comunque non sarà in grado di aggiungere, tanto meno di depauperare – potremmo rispondere dopo un’immersione quasi in apnea fra i suoi testi.

La vita stessa è spesso un tentativo timido di sgusciare dai limiti di una soggettività che si sforza di purgarsi delle tante cortecce via via accumulate, per districarne i significati e liberarsi finalmente dal groviglio di sensazioni e agitazioni che comprimono, a volte, la quotidianità del vivere .

È attraverso una scrittura tanto raffinata quanto sanguigna che nelle pagine de L’amore molesto ritroviamo la casa degli specchi del Luna Park di quando eravamo bambini : un desiderio smanioso di entrare e ripercorrerne gl’ ingarbugliati corridoi, ma anche l’ansia collosa di concludere e scoprirne, in fretta , la porta d’uscita.

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scritto da Lam | 23:12 | commenti (11) Torna sopra