giovedì, 10 giugno 2004
categoria: citazionedaitesti
Da giovani le donne sono quasi tutte belle...
Poco importa che un viso sia proporzionato, che un corpo sia troppo magro o troppo pesante, c'è un momento in cui una donna è in possesso del potere della bellezza che ci è data in quanto donne. Spesso il momento è breve. A volte si presenta e noi neanche ce ne accorgiamo. Eppure ne resta traccia. Persino ora, alla mia tarda età, ne resta traccia.
[...]
(una madre parla alla propria figlia in uno straordinario racconto di John BERGER, Una volta in Europa, ed. Bollati Boringhieri).
(scritto da stazitta)
"Mi piacerebbe che scrivessi le tue idee sul blog, dopo aver accettato l'invito, da cui puoi recedere in qualsiasi momento senza offesa alcuna."
"Mi piacerebbe che il lavoro si modifichi con il confronto con gli altri...
Le uniche idee attuali: recensioni di libri letti... informazioni essenziali,link
e, se vuoi,aggiunte di giudizi di lettura "ruspanti".
"Mi piacerebbe il confronto, icommenti contrastanti,i consigli di una riga...
senza paludamenti..."
Ogni lettura – scrive Pennac - è un atto di resistenza (…) a tutte le contingenze”: attraverso la lettura ci astraiamo dalla nostra quotidianità, dalle nostre miserie e dalle nostre gioie, ci solleviamo dal mondo, gli troviamo un senso, forse lo inventiamo perché “la lettura è un atto di creazione permanente” e, in fondo, è contro la morte che leggiamo!
I Diritti Imperscrittibili Del Lettore
1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi         cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere
(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)
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Emily Dickinson, Poesie e lettere, Bompiani, 1995 (2000), € 17,00.
“Questa è la mia lettera al mondo, che mai non scrisse a me”.
Schiva, vissuta a metà dell’Ottocento e aliena da qualsiasi pubblica celebrazione di sé, Emily Dickinson si nutrì dai suoi 31 anni in poi non della vita reale, ma di tutto ciò che la vita reale cominciò a trasmetterle da dietro una finestra.
Rifiutandosi in vita di pubblicare i suoi scritti (1775 poesie di cui solo 7 diffuse furtivamente mentre era ancora in vita) e pur inviandoli costantemente a un selezionatissimo e ristretto pubblico di amici e di familiari, la Dickinson, per motivi tuttora non chiari, decise di scegliere una vita appartata e solitaria mantenendo i contatti solo con pochi amici, comunicando con i familiari a porta socchiusa, e continuando a dialogare con il mondo soltanto attraverso le sue lettere e le sue poesie.
Quel costante sottoporsi al giudizio degli amici ben più severo di quello dei recensori convinse i suoi pochi lettori così tanto che si abituarono alle sue originali e sibilline comunicazioni, decidendo di conservarle e rileggerle fino a scoprirne un valore ben oltre le righe e a farle pervenire a noi in svariate edizioni fino alla definitiva e completa raccolta del 1955.
I Canti orfici, li giro, li prendo, li osservo, li leggo. Circa una volta al mese, qualche volta di più. Qualche altra volta non li leggo affatto, li dimentico. Poi, un giorno, ...